Antologia critica


Sebastiano Grasso

Mario Raciti è nato a Milano nel 1934. Dopo la laurea in Legge e un paio d’anni trascorsi nello studio di un avvocato, decise di appendere la toga e dedicarsi completamente alla pittura. Che, assieme a poesia e musica, era stata sua inseparabile compagna di viaggio nel periodo giovanile. Non si trattava certamente di una decisione facile […]


Sandro Parmiggiani

Cinquant’anni di esercizio della pittura, come questa mostra di Mario Raciti, e il catalogo che l’accompagna, documentano e testimoniano, sono un tempo lungo, il corpo di una vita. In verità, il fascino del disegno e della pittura aveva catturato Mario fin dall’infanzia, e solo i tortuosi percorsi delle umane esistenze spiegano certi approdi […]


Flaminio Gualdoni

Sin dalle prove iniziali, sin dalla stagione in cui molti, per vie affini e diverse, saggiano l’uscita da un informale ridotto a retorica rantolante, Mario Raciti ha ben chiaro non solo, come tutti, ciò che non vuol essere, ma anche molto di ciò che, in un corso che da subito s’annuncia introverso e solitario, vorrà essere. Vuole essere pittore […]


Klaus Wolbert

Interiorità e sublime nei dipinti di Mario Raciti Il concetto tedesco di Innerlichkeit, nelle sue effettive valenze semantiche o psicologiche, è traducibile solo approssimativamente in italiano, perché questo concetto chiave della tensione romantica verso ciò che attiene all’anima, verso le profondità interiori, verso il mistero e tutto ciò che è nascosto […]


Flaminio Gualdoni

Da mezzo secolo ormai Mario Raciti dall’antica vocazione verso l’astrazione lirica, cresciuta dalla costola non retorica dell’informale, passa alle grandi campiture dai colori estenuati, in cui le immagini appaiono come sedimenti lievi, ai limiti dell’inavvertibile. Ora queste due nuove mostre di Piacenza e di Milano (47 lavori dal ’74 ad oggi) confermano l’autenticità di quella […]


Vittorio Fagone

Quando tra il 1971 e il 1972 come responsabile dei libri d’arte della casa editrice Feltrinelli mi venne data l’opportunità di visionare le carte di Umberto Boccioni, che con molta cura Zeno Birolli verificava e trascriveva per l’edizione completa degli “Scritti”, restai sorpreso dell’attenzione del protagonista del futurismo nelle arti visive verso la moderna scienza […]


Giancarlo Majorino

Ho sempre avuto l’impressione che nelle pitture di Raciti balenasse l’ignoto. Qualcosa cioè d’imparagonabile all’ignoto-del-noto, a quel gruppo o groppo di fantasmi prestabiliti, di variazioni senza fine, di autoevidenziazioni che quotidianamente ci affliggono. Qui le composizioni, armoniose nonostante tutto, aprivano le profondità di un vuoto […]


Angela Madesani

Quando un artista ha un cammino lungo quasi cinquant’anni è difficile scorgere dei nuovi germogli, dei virgulti. Nella maggior parte dei casi, anche quando ci si trova di fronte a personalità ricche e complesse, si notano ripetizioni, rielaborazioni dello stesso pensiero. Questo recente di Mario Raciti, Mani mine e misteri, invece è una sorta di […]


Mauro Corradini

(…) Racchiudere Raciti negli ambiti consueti delle scansioni stilistiche appare non solo arduo, ma improbabile: Raciti è un lirico, sente il colore, si accosta inconsciamente ai colori leggeri, lievi, di una tradizione, anch’essa lombarda, quella stessa praticata in gioventù quando per uno zio esegue paesaggi e nature morte alla maniera di Del Bon e De […]


Marco Goldin

Da quando, solo qualche anno fa, Mario Raciti ha iniziato a lavorare sulla materia del pastello, in modo quasi inaspettato, dapprima silenzioso e segreto e poi invece annunciante, la sua già altissima tensione di poesia è cresciuta fino a un punto che sembrava non raggiungibile. Come se il senso del suo racconto pittorico attendesse da […]


Claudio Cerritelli

1. (…) È – dunque – nei primi anni Sessanta che Raciti approfondisce l’intuizione di quell’immagine iniziale, il valore dell’oggetto perde visibilità e svanisce davanti agli occhi fino a diventare trasparenza, luce aerea, memoria rarefatta del vissuto, traccia di qualcosa che occupa lo spazio come pura vibrazione. (…) Gorky, Licini, Novelli […]


Franco Rella

Di fronte all’ignoto che si apre un varco fin dentro le nostre parole, fin dentro i nostri gesti più quotidiani, magari nella noia che, come ha detto Leopardi, è la percezione del nulla ad ogni istante, o magari in uno sguardo luminoso che ci fissa all’angolo di una via, o magari, ancora, nelle grandi domande che ci rivolgiamo sull’essere e il nulla […]


Alberico Sala

Solitamente i pittori non scrivono di se stessi e del loro lavoro, ma, quando accade, rivelano elementi essenziali alla comprensione della loro arte. Per restare nel nostro tempo, esemplari gli appunti di Fausto Melotti, la scrittura di Ennio Morlotti, lirica e colla, spasimante nell’individuare i movimenti più segreti, organici della sua pittura. È il caso, […]


Stefano Crespi

Con quella percezione diretta, interna che hanno gli scritti degli artisti, si potrebbe richiamare un testo non recente di Mario Raciti che apre alle cifre della sua pittura: ne chiarisce le istanze, le modalità espressive, le spinte tematiche. Ciò che con forza di intuizione veniva ribadito era la fine del concetto di filosofia, l’esaurirsi del […]


Fabrizio D’Amico

C’è un punto – e può ridirlo un’ora del giorno che nasce o si spegne; un itinerario lontano di un paesaggio: un attimo indecifrabile di una vita –, un punto della nostra coscienza instabile e incerto, ove scivola la ragione, e i sensi vaneggiano; una zona limbale e prelogica dove tutto è sospeso fra realtà e sogno, fra memoria e progetto […]


Elena Pontiggia

“Più che dipingere facce e ali, mi piacerebbe dipingere l’alitare delle ali, cioè il vento dello sbattere delle ali”, dice Mario Raciti. Ed è facile capire come questa dichiarazione di poetica si traduca nei suoi quadri: superfici dove la matita accenna, più che disegnare, e il colore preferisce annunciarsi piuttosto che esprimersi. È una rarefazione, […]


Miklos N. Varga

Lo scambio di parole vale in senso del discorso, se al posto del consueto “lupus” mettiamo “pictura” per significare “in fabula” qualcosa di cui si parla e che sopravvive all’improvviso, quasi a scompigliare tracce e tracciati più intuibili che riconoscibili, sempre inerenti al farsi “pictura”. E di pittura si tratta per Mario Raciti che, appunto, […]


Roberto Tassi

Resta sempre molto difficile collocare l’opera di un artista autentico entro il vasto paesaggio dei fenomeni che l’arte di continuo crea, entro la geografia accidentata che noi creiamo per comodità e per inerzia; tanto più difficile per un artista come Raciti il cui intento e la cui immagine si ribellano già programmaticamente ad ogni collocazione […]


Luciano Caramel

Il miglior viatico per la pittura di Mario Raciti non è certo quello che si usa chiamare un “testo critico” o, peggio ancora, una “presentazione”. Ben più appropriato alla sua peculiarità, piuttosto, sarebbe l’intervento di un poeta, che al lavoro del pittore giustapponesse il proprio, evento ad evento. E magari con l’appendice di qualcuno di […]


Roberto Sanesi

“… senza ch’io possa dire da qual paese, da qual tempo – semplicemente forse da qual sogno – provenga…”: è con questa citazione proustiana che si apriva, nel 1967, una mia prima nota sulla pittura di Raciti, nella quale era il ruolo della memoria a prevalere, la sua funzione di “senza-tempo” che tende a ritagliarsi […]


Tommaso Trini

Le pitture di Mario Raciti innescano nell’osservatore un processo fantasmatico. Ciò non vuol dire che sulle sue tele si vedano fantasmi, al contrario è proprio dell’attività fantasmatica, in quanto produce irrealtà su basi di partenza perfettamente concrete e reali, di muoversi tra dati se non comuni per lo meno accertabili: […]


Marco Valsecchi

Una nota caratteristica del dipingere di Mario Raciti, raccolta e ripresa da critico a critico, è l’accento di favola delle sue solitarie immagini, che più dell’apparire concreto, cercherebbero una zona lirica in cui realizzarsi. Tutto ciò, e le derivazioni spiritualistiche ad libitum di quella poesia del minimo, non sono proprio le più esatte per l’inclinazione […]


Luigi Lambertini

Tutta l’opera di Raciti è praticamente improntata ad una dialettica tra segno, colore (come presenza, come macchia, insomma come forma emblematica) e spazio. È una dialettica che ritroviamo fin dalle sue prime prove allorché sussisteva ancora una sorta di racconto prodotto da una realtà immaginata, rivisitata introspettivamente, da una […]


Pier Giovanni Castagnoli

È a Vittorio Fagone che si deve l’indicazione di lettura del lavoro di Raciti, a mio giudizio, più convincente: là dove il critico, presentando l’artista nell’occasione di una personale a Palermo, sottolineava come la sua opera, rifuggendo da “un dato contemplativo, di riflessione naturale”, rivelasse una diversa attenzione “al profondo”, ad una sorta […]


Vittorio Fagone

Ci sono due elementi, immediatamente percepibili anche da chi incontra per la prima volta il lavoro di Mario Raciti che conferiscono una evidenza essenziale e irreversibile a questa singolare pittura: la dominanza, non la risolvenza, del bianco (di recente Marchiori ha dedicato un volumetto all’opera dell’artista intitolandolo “Il bianco di Raciti”) e una […]


Giuseppe Marchiori

Due riferimenti, già proposti da altri critici, per la formazione di Raciti, due casi affini, anche se tra loro dissimili, sono quelli, persino ovvi, di Twombly e di Novelli. Sono due casi da rivedere tuttavia col necessario distacco, per quanto rappresentino un momento tipico dell’arte del dopoguerra, già indagato e studiato, allo scopo di individuare […]


Vittorio Fagone

Raciti è un artista che da una decina d’anni porta avanti una ricerca vitalmente precaria e riflessiva per la quale forse l’unica definizione possibile resta l’enunciato di Klee “ciò che è raggiunto non ha vitalità”, Raciti era stato visto a Milano in due mostre (Rizzato-Wittwhort, 1967 e Morone, 1968) affollate di piccoli quadri dove minacciosi […]


Renzo Modesti

Negli anni recenti certa giovane pittura ha dimostrato di volersi muovere con autonomia per vie che se intendevano riportare l’accento su talune lezioni metafisiche non per questo rinunziavano agli apporti dell’astrazione e dell’informale intesi come punti acquisiti e perciò stesso da superare. La dialettica è stata viva anche se sotterranea, estranea […]